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BALENCIAGA. RIEPILOGO DI UNO SCANDALO – Parte uno.

Balenciaga, per chi non conoscesse la “maison”, è un atelier di moda che nasce in Spagna più di un secolo fa ; attualmente in Francia, subisce negli ultimi anni un riposizionamento del brand sempre più estremo fino a diventare un marchio “posh” di ultra lusso, che di fatto vende articoli che hanno più a che vedere con l’arte moderna che con la moda. Borse uguali a sacchi della spazzatura o a borse dell’IKEA a 1700€, scarpe di tela fatte letteralmente a pezzi vendute a 700 e passa € e chi più ne ha più ne metta. E’ la loro più recente campagna pubblicitaria ad alzare parecchia polvere, una serie di foto che raffigurano dei bambini in una stanza in mezzo a un moltitudine di oggetti sparsi sul pavimento e sui mobili. Nulla di shoccante, a prima vista. A ben vedere però, molti oggetti poco hanno a che fare con dei bimbi (peraltro giovanissimi, tra i 4 e 6 anni….): bicchieri da vino, coppe di champagne, massicce collane in argento, occhiali da sole dal taglio aggressivo, ciotole per cani con borchie, collari di pelle e altri oggetti chiaramente legati al mondo BDSM…..ma a fare scandalo è una borsa a forma di orsacchiotto malconcio, in mise sadomaso. In effetti piuttosto malsana e fuori luogo. Ma c’è dell’altro. I più attenti noteranno anche un disegno, fatto presumibilmente da un bimbo, raffigurante satana, oltre alla famigerata “ Balenciaga crime tape” (un nastro adesivo giallo con il logo del brand, ispirato al famoso nastro “do not cross” usato dalla polizia Americana per circoscrivere i luoghi di crimini in cui interviene la scientifica) con un errore di battitura. Baalenciaga invece di Balenciaga, questo, a detta degli investigatori del web, come tributo a “Baal”, un’incarnazione di Satana. Parecchio scontento sui social e la campagna viene ritirata. Il marchio si scusa e scarica il barile sul fotografo, Gabriele Galimberti. Il fotografo non vuole essere chiamato in causa e si discolpa dicendo che lui non ha voce in capitolo sulla scelta degli oggetti da reclamizzare. Viene quindi preso di mira il designer Demna Gvasalia che si scusa a sua volta e tutto sembra finire lì. E invece no.

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